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Sandro Sabatini su CM: 'La Juventus vince con furore. Ma bastava non fare come Motta...'
Il commento di Sabatini su Juventus-Genoa
Sotto gli occhi di John Elkann, tornato allo Stadium non a caso, la Juventus ritrova vittoria e sorrisi. Basta l’1-0 ottenuto con grinta e furore, qualità genuine scomparse negli ultimi mesi. E per superare un bel Genoa basta rivedere Yildiz come non si vedeva più da tanto, troppo tempo.
Il posto in classifica resta fuori dalla prossima Champions, perché il Bologna ha vinto ed è ancora quarto, ma va segnalata comunque un’incoraggiante prestazione collettiva, da raccontare anche attraverso i commenti sui singoli. Eccoli. Ordinaria amministrazione per Di Gregorio, puro sollievo dopo la carta del “7 brutto”, i goal calati da Atalanta e Fiorentina. Gatti ha giocato mezz’ora scarsa e poi - azzoppato - ha lasciato il posto al diligente Kalulu. Perno dell’inedita difesa a tre, Veiga ha fatto la sua figura e anche Kelly non ha sfigurato, anzi. Restituito finalmente alla sua confidenziale fascia destra, Nico Gonzalez ha giocato con vivacità e talento che sembravano dimenticati da mesi. In mezzo Locatelli ha fatto il… Locatelli: geometrico ma un po’… geometra “precisino”. Esuberante Thuram, anche troppo sotto gli occhi di papà Lilian, inquadrato con un foulard dai colori ancora più esuberanti. A sinistra McKennie se l’è cavata con generosità, stando attento a non scoprire la fascia che non è esattamente di sua competenza. Competente del ruolo a tuttocampo, Koopmeiners ha ritrovato iniziativa e corsa, anche se nelle conclusioni ha lasciato a desiderare, anzi ha esaudito il desiderio di un fortunato tifoso che ha ricevuto un pallone scagliato altissimo in curva. Con la maglia numero 10, finalmente onorata anche dalla fiducia dell’allenatore, Yildiz ha esibito una prestazione meravigliosa, probabilmente la migliore della stagione. Imprendibile sul goal, incredibile che Thiago Motta l’avesse confinato in panchina. Talento puro il turco, forza pura nel serbo Vlahovic, che non ha segnato ma ha battagliato con una voglia che sembrava sotto anestesia negli ultimi tempi. Ha sbagliato tanto, anzi troppo. Ma almeno ha lottato come (solo) lui sa fare.
In conclusione, Tudor riporta la festa allo Stadium dopo settimane di fischi e contestazioni. Non ci voleva molto: bastava far vedere una squadra con un po’ di voglia di giocare, anziché tante squadre (quelle cambiate spesso) che giocavano senza capire come e perché, dall’enigmatico Thiago Motta.
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